La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che impone lo stop all'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto. La decisione, depositata oggi dopo l'udienza del 20 ottobre, rende definitivo il provvedimento. I ricorsi erano stati presentati dalle società Ilva e Acciaierie d’Italia Spa-Acciaierie d’Italia Holding.

Questa pronuncia definitiva obbliga l'ex Ilva a spegnere gli altiforni e cessare la produzione a caldo. Il termine legale del 15 dicembre 2026, previsto per tale operazione, era subordinato alla decisione odierna della Suprema Corte. I commissari dovranno ora stabilire i dettagli tecnici dello spegnimento, considerato irreversibile una volta attuato, come riportato da RaiNews.

Il decreto della Corte d’Appello milanese risale al 27 luglio, concedendo novanta giorni all'azienda per l'adempimento, ed è stato confermato in due udienze, il 9 e 30 settembre. Le motivazioni centrali citavano i danni alla salute umana, causati dalle emissioni di polveri in atmosfera e dalla presenza di amianto negli altiforni.

I cittadini di Taranto hanno presentato controricorsi a sostegno del provvedimento dei giudici di Milano, partecipando a un lungo iter giudiziario. Questo si è svolto tra il tribunale di Milano, la Corte di Giustizia dell’Unione europea e la Corte d’Appello, concludendosi con la decisione odierna della Cassazione a Roma.