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Tribunale di Baghdad condanna all'ergastolo tre cittadini francesi per adesione all'Isis
Un tribunale penale iracheno a Baghdad ha condannato all'ergastolo tre cittadini francesi, pena che nell'ordinamento locale corrisponde a venti anni di reclusione, per aver aderito all'organizzazione terroristica dello Stato Islamico. Il verdetto si inserisce nei procedimenti giudiziari a carico di quarantasette connazionali trasferiti in Iraq dalla Siria.

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Il tribunale penale di Baghdad ha inflitto l'ergastolo a tre cittadini francesi, identificati come Charly S., Kamal M. e Amir A., dopo averne accertato la colpevolezza per adesione all'organizzazione terroristica dello Stato Islamico. Secondo quanto riferito dall'emittente internazionale Deutsche Welle, la pena dell'ergastolo prevista dall'ordinamento giuridico iracheno equivale a una detenzione effettiva di venti anni nelle carceri del Paese.
I tre imputati sono stati giudicati responsabili del reato di associazione con la formazione jihadista e di aver cooperato con altri affiliati nella diffusione del terrore nell'area mediorientale. La decisione segue altre condanne pronunciate pochi giorni prima, quando altri sei cittadini francesi avevano ricevuto l'ergastolo e un settimo uomo era stato condannato a quindici anni di detenzione.
Tutte le persone finora condannate facevano parte di un contingente di quarantasette cittadini francesi trasferiti l'anno scorso in territorio iracheno dai centri di detenzione situati in Siria. La complessa gestione giudiziaria dei combattenti stranieri rimane al centro dell'attenzione diplomatica internazionale in seguito alla totale perdita del controllo territoriale da parte del gruppo estremista.
L'organizzazione guidata in passato da Abu Bakr al-Baghdadi aveva instaurato un califfato autoproclamato tra il 2014 e il 2019, reclutando migliaia di militanti provenienti dall'estero. L'Iraq aveva formalmente dichiarato la vittoria militare nel 2017, mentre l'ultimo presidio territoriale siriano a Baghouz è caduto definitivamente nel marzo del 2019.
Fonti e riferimenti
Deutsche Welle · Aggiornato: 30.10.2026 07:25 (Europe/Rome). Apri la fonte ufficiale ↗