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Morte Fakir a Bologna, per i periti lo schiacciamento fu concausa del decesso
I periti della Procura di Bologna hanno stabilito che lo schiacciamento del corpo di Abderrahim Fakir fu concausa della sua morte, avvenuta il 19 luglio al Pilastro. La relazione indica anche assunzione di cocaina e problemi cardiaci, ma l'avvocato della famiglia sottolinea che senza la compressione il decesso non si sarebbe verificato. La Procura valuterà le risultanze mercoledì.

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I periti della Procura di Bologna hanno stabilito che lo schiacciamento del corpo è stata concausa della morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio scorso nel quartiere Pilastro. Il 42enne morì durante un intervento di polizia che lo vide trattenuto a terra. RaiNews riporta che, secondo la relazione, in assenza di tale compressione, il decesso non si sarebbe verificato.
La relazione evidenzia anche assunzione di cocaina e problemi cardiaci preesistenti. L'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha specificato che l'asfissia fu la causa vera; senza schiacciamento, le altre condizioni non sarebbero state fatali. Questa valutazione medico-legale è cruciale per ricostruire le cause, ma non stabilisce responsabilità penali.
Fakir morì dopo essere stato immobilizzato a terra in posizione prona dagli agenti in via Svevo, mentre versava in stato di agitazione. L'autopsia del 24 luglio aveva rilevato sangue nei polmoni e segni di schiacciamento. Dopo mesi di indagini e confronti tra consulenti, la relazione definitiva offre ora elementi chiari sul decesso dell'uomo.
La Procura di Bologna si riunirà mercoledì 28 ottobre per esaminare le conclusioni e decidere i prossimi passi dell’inchiesta per omicidio colposo. Poliziotti e soccorritori della Croce Rossa coinvolti sono iscritti nel registro delle annotazioni preliminari, non formalmente indagati. La relazione è fondamentale per chiarire circostanze e l'eventuale rilevanza delle condotte.
Fonti e riferimenti
RaiNews · Aggiornato: 27.10.2026 18:10 (Europe/Rome). Apri la fonte ufficiale ↗