Il deputato marocchino Omar Mahmoud Benjelloun, esponente della Left Alliance, si trova al centro di crescenti polemiche sollevate da organizzazioni di tutela saharawi e amazigh per alcune sue dichiarazioni pubbliche. Come ha riferito la testata Hespress, le contestazioni riguardano sia l'utilizzo della lingua hassaniya all'interno del Parlamento, sia le osservazioni espresse in merito allo status costituzionale dell'amazigh. Il parlamentare ha comunque respinto gli addebiti di discriminazione, rifiutando le scuse.

La vicenda ha avuto origine durante la seduta del 13 ottobre per l'elezione del presidente della Camera dei Rappresentanti, guidata da Abdelaziz Abba del partito Istiqlal. Dopo la classificazione delle schede bianche come voti nulli, i membri della Left Alliance hanno abbandonato l'aula. In seguito, Benjelloun è stato criticato per un video in cui chiedeva l'uso dell'arabo standard moderno, sollevando paragoni ritenuti lesivi verso la parlata hassaniya.

Successivamente, durante il dibattito del 22 ottobre sul programma di governo guidato da Fatima Zahra Mansouri, Benjelloun ha sollevato dubbi sulle spese per l'attuazione dell'amazigh ufficiale, definendo l'arabo lingua ufficiale del Paese. L'organizzazione Akraw ha subito condannato tali uscite richiedendo scuse pubbliche, mentre l'eletto ha dichiarato a Médias24 che la sinistra sostiene il riconoscimento dell'amazigh previsto dalla Costituzione.

Infine, ulteriori proteste sono giunte dall'associazione dei lavoratori marittimi di Dakhla e dall'Associazione marocchina per i diritti umani e l'ambiente di Casablanca-Settat, tramite il presidente regionale Fouad Gharsa. Le sigle hanno ricordato che l'articolo 5 della Costituzione tutela l'arabo e l'amazigh come lingue ufficiali, imponendo allo Stato la salvaguardia dell'hassaniya quale componente integrante dell'identità nazionale.