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Grave incidente ferroviario a Urda tra due treni ad alta velocità
In Spagna la collisione tra due convogli ad alta velocità a Urda ha provocato almeno sessantanove vittime e decine di feriti. Le autorità hanno completato le autopsie avviando l'identificazione, mentre la circolazione tra Madrid e l'Andalusia resta bloccata in entrambe le direzioni.

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Un tragico scontro ferroviario che ha coinvolto due convogli ad alta velocità dei vettori Iryo e Renfe nel comune di Urda, nella provincia di Toledo, ha provocato almeno sessantanove vittime e decine di feriti. Secondo quanto riportato dall'emittente RTVE, i medici legali hanno già completato tutte le sessantanove autopsie previste sulle salme recuperate, riuscendo a identificare ufficialmente trentasei persone decedute.
Per accelerare le complesse operazioni di riconoscimento delle persone ancora disperse, la Guardia Civil ha rivolto un appello formale ai familiari diretti affinché forniscano campioni del proprio DNA. Le conseguenze sulla rete dei trasporti rimangono estremamente pesanti, poiché dal momento della collisione persiste la totale interruzione della circolazione lungo l'intera tratta ad alta velocità che collega Madrid con l'Andalusia.
L'operatore Renfe ha inoltre disposto la sospensione cautelativa della vendita dei biglietti per questa specifica direttrice fino al mese di dicembre. Sul fronte delle verifiche tecniche, le cause precise del disastroso impatto rimangono al momento sconosciute, sebbene le prime ipotesi investigative formulate dagli inquirenti indichino come scenario plausibile la presenza di un errore umano durante le manovre.
Il ministro dei Trasporti Óscar Puente ha escluso l'ipotesi di presentare le proprie dimissioni, precisando di aver comunque rimesso l'incarico nelle mani del presidente del Governo. L'esponente dell'esecutivo riferirà ufficialmente sulla tragedia davanti alla Diputación Permanente del Congresso dei Deputati durante la seduta convocata per martedì 3 novembre.
Fonti e riferimenti
RTVE · Aggiornato: 31.10.2026 12:59 (Europe/Rome). Apri la fonte ufficiale ↗