Negli ultimi dodici mesi i depositi bancari della popolazione in Romania sono cresciuti con maggiore rapidità in valuta estera rispetto a quelli costituiti nella moneta locale. Come evidenziato dalla testata romena HotNews sulla base dei dati diffusi dalla Banca Centrale, l'incremento nominale dei risparmi in lei è stato quasi completamente neutralizzato dall'inflazione registrata nel Paese.

Il confronto tra gli strumenti di risparmio evidenzia differenze marcate nei rendimenti offerti dagli istituti di credito. I depositi a dodici mesi denominati in lei garantiscono in media tra il 5% e il 6,5% annuo, mentre quelli in euro si attestano tra lo 0,5% e il 2,10%. Su entrambi i versanti grava una ritenuta fiscale alla fonte del 10%.

La convenienza relativa dipende dal deprezzamento della divisa nazionale rispetto alla moneta unica europea. Dopo una fase di stabilità protrattasi per diversi anni, il cambio è passato da 5,2489 lei per un euro il 5 agosto 2026 a 5,3470 lei l'8 ottobre, registrando una perdita di valore vicina al 2% nell'arco di soli due mesi.

Sullo sfondo resta un contesto inflazionistico impegnativo: a maggio l'inflazione aveva raggiunto il 10,85%. L'istituto centrale di emissione ha mantenuto invariato il tasso di riferimento al 6,50% sia a luglio sia a ottobre, segnalando la possibilità di ulteriori rincari dei prezzi al consumo prima della conclusione dell'anno in corso.